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E ufficioso le reliquie del corpo di San Rocco ad agosto per i festeggiamenti di San Rocco ospiti nella parrocchia San Rocco di Caldera di Barcellona pozzo di gotto Me .

 

La Chiesa venera le reliquie dei santi, essa crede che Dio invia la sua grazia a chi pone fede e speranza in esse. La grazia dei santi è illimitata perché l’hanno ricevuta dal Cristo e le loro reliquie hanno una forza miracolosa conferita dallo Spirito Santo. Le sante reliquie provano che il corpo dell’uomo è chiamato alla risurrezione e alla trasfigurazione future. La vita di santità non opera soltanto sull’anima del santo, ma sul suo corpo

Non dimentichiamo che nel Cristianesimo, il corpo è considerato un tempio dello Spirito Santo, e basta questo per giustificare il culto delle reliquie miracolose. Solo la filosofia pagana di Platone, dei neo-platonici, degli orfici e di altre scuole ha considerato il corpo una prigione dell’anima. Il corpo è una prigione quando l’anima è malvagia, per il santo e il cristiano che vuole diventare santo, il corpo è un tempio. Giusto è quindi utilizzare per scopi iconografici le particelle di un frammento di reliquia di ben sicura autenticità.

Le reliquie dei santi si utilizzano anche per una icona della Madonna o del Cristo o della Trinità, perché i santi sono nella Gloria di Dio ed il loro corpo appartiene a questa Gloria. I Santi sono Santi in Cristo.

Le reliquie corporali dei santi si possono incorporare nella preparazione della tavola di cipresso di una icona, cioè in quello strato di alabastro pesto e misto a colla, perché come scrive Nicola Cabasilas:

“Nulla infatti più dei martiri è prossimo ai misteri di Cristo: essi hanno in comune con il Cristo il Corpo e lo Spirito, il tipo di morte e tutto. Mentre erano in vita il Cristo era in loro, dopo la morte non abbandona le loro spoglie. È unito alle anime, ma è congiunto e commisto anche a questa polvere sorda; anzi, se è dato di trovare e di possedere il Salvatore in qualcuna delle realtà visibili, ciò è possibile proprio nelle ossa dei santi.

IMG_2139Perciò, giunto al tempio, il vescovo apre loro le porte con le medesime parole con le quali avrebbe introdotto il Cristo e infine rende loro quasi gli stessi onori che ai santi doni. Del resto – scrive sempre Cabasilas – queste ossa sono vero tempio di Dio e vero altare, mentre il tempio fabbricato dalla mano dell’uomo non è che un’imitazione del vero. Ecco perché era conveniente collocare queste ossa in quell’edificio e servirsi di esse per completare la consacrazione del tempio, come la nuova legge porta
a compimento l’antica’”.

Il valore delle ossa dei santi è ricordato da molti uomini di Dio: San Cirillo di Alessandria in Catechesis, XVIII,16 scrive: “Anche quando l’anima non è più presente, c ‘è una forza nei corpi dei santi”.

E San Giovanni Damasceno, De imaginibus, 1,19: “I Santi erano pieni di Spirito Santo in vita, e la grazia dello Spirito Santo è inseparabilmente presente alle loro anime e ai loro corpi nei sepolcri”.

Simeone di Tessalonica, De sacro templo, 118, PG 155, 321 cd:
“Le reliquie sono poste nel santissimo calice, perché coloro che hanno combattuto per il Signore partecipano del suo stesso onore: … per questo il vescovo le tiene nel calice al di sopra del corpo, come quando venera gli stessi divini misteri, il corpo e il sangue del Signore”.

Le reliquie di San Rocco e di tutti i santi lanciano il seguente messaggio: non sono la nullificazione dell’essere umano ma la testimonianza dell’esistenza, in chi è investito di grazia, di “germi d’eternità”.

Alle reliquie, infatti, è legata una frase del Credo con la quale si professa la resurrezione dei corpi. Tale frase è il cardine della fede cristiana al punto che lo stesso san Paolo disse: “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor 13,14).
Attraverso la sua peregrinatio San Rocco continua ad essere il grande pellegrino di Dio. Il Santo lasciò la sua casa e la sua patria per fare della sua vita un pellegrinaggio. Il suo peregrinare vuole continuare a parlarci di Gesù, di quando è importante incontrarlo, nutrirci di Lui che è il tre volte santo. Incontrare San Rocco, conoscerlo e venerarlo alla presenza dei suoi resti mortali deve essere un confidargli i nostri desideri, le nostre attese, le paure, le speranze con le quali spesso andiamo avanti attendendo albe di prosperità e lidi di vera gioia. A lui chiediamo come andare avanti, come superare le prove quotidiane che la vita ci pone; a lui, amico, maestro di vita e testimone di fede, chiediamo conforto; come San Rocco impariamo ad accettare le prove della vita, accettare il dono della sofferenza, della solitudine, della carità verso i fratelli più poveri; che come lui sappiamo attendere le promesse di Gesù. <> (Mt.25).

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di San Rocco ospiti nella parrocchia San Rocco di Caldera di Barcellona pozzo di gotto Me .

Le Reliquie dei Santi
La Chiesa venera le reliquie dei santi, essa crede che Dio invia la sua grazia a chi pone fede e speranza in esse. La grazia dei santi è illimitata perché l’hanno ricevuta dal Cristo e le loro reliquie hanno una forza miracolosa conferita dallo Spirito Santo. Le sante reliquie provano che il corpo dell’uomo è chiamato alla risurrezione e alla trasfigurazione future. La vita di santità non opera soltanto sull’anima del santo, ma sul suo corpo.

Non dimentichiamo che nel Cristianesimo, il corpo è considerato un tempio dello Spirito Santo, e basta questo per giustificare il culto delle reliquie miracolose. Solo la filosofia pagana di Platone, dei neo-platonici, degli orfici e di altre scuole ha considerato il corpo una prigione dell’anima. Il corpo è una prigione quando l’anima è malvagia, per il santo e il cristiano che vuole diventare santo, il corpo è un tempio. Giusto è quindi utilizzare per scopi iconografici le particelle di un frammento di reliquia di ben sicura autenticità.

Le reliquie dei santi si utilizzano anche per una icona della Madonna o del Cristo o della Trinità, perché i santi sono nella Gloria di Dio ed il loro corpo appartiene a questa Gloria. I Santi sono Santi in Cristo.

Le reliquie corporali dei santi si possono incorporare nella preparazione della tavola di cipresso di una icona, cioè in quello strato di alabastro pesto e misto a colla, perché come scrive Nicola Cabasilas:

“Nulla infatti più dei martiri è prossimo ai misteri di Cristo: essi hanno in comune con il Cristo il Corpo e lo Spirito, il tipo di morte e tutto. Mentre erano in vita il Cristo era in loro, dopo la morte non abbandona le loro spoglie. È unito alle anime, ma è congiunto e commisto anche a questa polvere sorda; anzi, se è dato di trovare e di possedere il Salvatore in qualcuna delle realtà visibili, ciò è possibile proprio nelle ossa dei santi.

Perciò, giunto al tempio, il vescovo apre loro le porte con le medesime parole con le quali avrebbe introdotto il Cristo e infine rende loro quasi gli stessi onori che ai santi doni. Del resto – scrive sempre Cabasilas – queste ossa sono vero tempio di Dio e vero altare, mentre il tempio fabbricato dalla mano dell’uomo non è che un’imitazione del vero. Ecco perché era conveniente collocare queste ossa in quell’edificio e servirsi di esse per completare la consacrazione del tempio, come la nuova legge porta
a compimento l’antica’”.

Il valore delle ossa dei santi è ricordato da molti uomini di Dio: San Cirillo di Alessandria in Catechesis, XVIII,16 scrive: “Anche quando l’anima non è più presente, c ‘è una forza nei corpi dei santi”.

E San Giovanni Damasceno, De imaginibus, 1,19: “I Santi erano pieni di Spirito Santo in vita, e la grazia dello Spirito Santo è inseparabilmente presente alle loro anime e ai loro corpi nei sepolcri”.

Simeone di Tessalonica, De sacro templo, 118, PG 155, 321 cd:
“Le reliquie sono poste nel santissimo calice, perché coloro che hanno combattuto per il Signore partecipano del suo stesso onore: … per questo il vescovo le tiene nel calice al di sopra del corpo, come quando venera gli stessi divini misteri, il corpo e il sangue del Signore”.

Le reliquie di San Rocco e di tutti i santi lanciano il seguente messaggio: non sono la nullificazione dell’essere umano ma la testimonianza dell’esistenza, in chi è investito di grazia, di “germi d’eternità”.

Alle reliquie, infatti, è legata una frase del Credo con la quale si professa la resurrezione dei corpi. Tale frase è il cardine della fede cristiana al punto che lo stesso san Paolo disse: “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor 13,14).

Attraverso la sua peregrinatio San Rocco continua ad essere il grande pellegrino di Dio. Il Santo lasciò la sua casa e la sua patria per fare della sua vita un pellegrinaggio. Il suo peregrinare vuole continuare a parlarci di Gesù, di quando è importante incontrarlo, nutrirci di Lui che è il tre volte santo. Incontrare San Rocco, conoscerlo e venerarlo alla presenza dei suoi resti mortali deve essere un confidargli i nostri desideri, le nostre attese, le paure, le speranze con le quali spesso andiamo avanti attendendo albe di prosperità e lidi di vera gioia. A lui chiediamo come andare avanti, come superare le prove quotidiane che la vita ci pone; a lui, amico, maestro di vita e testimone di fede, chiediamo conforto; come San Rocco impariamo ad accettare le prove della vita, accettare il dono della sofferenza, della solitudine, della carità verso i fratelli più poveri; che come lui sappiamo attendere le promesse di Gesù. <> (Mt.25).

E ufficioso le reliquie del corpo di San Rocco ad agosto per i festeggiamenti di San Rocco ospiti nella parrocchia San Rocco di Caldera di Barcellona pozzo di gotto Me .

Le Reliquie dei Santi
La Chiesa venera le reliquie dei santi, essa crede che Dio invia la sua grazia a chi pone fede e speranza in esse. La grazia dei santi è illimitata perché l’hanno ricevuta dal Cristo e le loro reliquie hanno una forza miracolosa conferita dallo Spirito Santo. Le sante reliquie provano che il corpo dell’uomo è chiamato alla risurrezione e alla trasfigurazione future. La vita di santità non opera soltanto sull’anima del santo, ma sul suo corpo.

Non dimentichiamo che nel Cristianesimo, il corpo è considerato un tempio dello Spirito Santo, e basta questo per giustificare il culto delle reliquie miracolose. Solo la filosofia pagana di Platone, dei neo-platonici, degli orfici e di altre scuole ha considerato il corpo una prigione dell’anima. Il corpo è una prigione quando l’anima è malvagia, per il santo e il cristiano che vuole diventare santo, il corpo è un tempio. Giusto è quindi utilizzare per scopi iconografici le particelle di un frammento di reliquia di ben sicura autenticità.

Le reliquie dei santi si utilizzano anche per una icona della Madonna o del Cristo o della Trinità, perché i santi sono nella Gloria di Dio ed il loro corpo appartiene a questa Gloria. I Santi sono Santi in Cristo.

Le reliquie corporali dei santi si possono incorporare nella preparazione della tavola di cipresso di una icona, cioè in quello strato di alabastro pesto e misto a colla, perché come scrive Nicola Cabasilas:

“Nulla infatti più dei martiri è prossimo ai misteri di Cristo: essi hanno in comune con il Cristo il Corpo e lo Spirito, il tipo di morte e tutto. Mentre erano in vita il Cristo era in loro, dopo la morte non abbandona le loro spoglie. È unito alle anime, ma è congiunto e commisto anche a questa polvere sorda; anzi, se è dato di trovare e di possedere il Salvatore in qualcuna delle realtà visibili, ciò è possibile proprio nelle ossa dei santi.

Perciò, giunto al tempio, il vescovo apre loro le porte con le medesime parole con le quali avrebbe introdotto il Cristo e infine rende loro quasi gli stessi onori che ai santi doni. Del resto – scrive sempre Cabasilas – queste ossa sono vero tempio di Dio e vero altare, mentre il tempio fabbricato dalla mano dell’uomo non è che un’imitazione del vero. Ecco perché era conveniente collocare queste ossa in quell’edificio e servirsi di esse per completare la consacrazione del tempio, come la nuova legge porta
a compimento l’antica’”.

Il valore delle ossa dei santi è ricordato da molti uomini di Dio: San Cirillo di Alessandria in Catechesis, XVIII,16 scrive: “Anche quando l’anima non è più presente, c ‘è una forza nei corpi dei santi”.

E San Giovanni Damasceno, De imaginibus, 1,19: “I Santi erano pieni di Spirito Santo in vita, e la grazia dello Spirito Santo è inseparabilmente presente alle loro anime e ai loro corpi nei sepolcri”.

Simeone di Tessalonica, De sacro templo, 118, PG 155, 321 cd:
“Le reliquie sono poste nel santissimo calice, perché coloro che hanno combattuto per il Signore partecipano del suo stesso onore: … per questo il vescovo le tiene nel calice al di sopra del corpo, come quando venera gli stessi divini misteri, il corpo e il sangue del Signore”.

Le reliquie di San Rocco e di tutti i santi lanciano il seguente messaggio: non sono la nullificazione dell’essere umano ma la testimonianza dell’esistenza, in chi è investito di grazia, di “germi d’eternità”.

Alle reliquie, infatti, è legata una frase del Credo con la quale si professa la resurrezione dei corpi. Tale frase è il cardine della fede cristiana al punto che lo stesso san Paolo disse: “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor 13,14).

Attraverso la sua peregrinatio San Rocco continua ad essere il grande pellegrino di Dio. Il Santo lasciò la sua casa e la sua patria per fare della sua vita un pellegrinaggio. Il suo peregrinare vuole continuare a parlarci di Gesù, di quando è importante incontrarlo, nutrirci di Lui che è il tre volte santo. Incontrare San Rocco, conoscerlo e venerarlo alla presenza dei suoi resti mortali deve essere un confidargli i nostri desideri, le nostre attese, le paure, le speranze con le quali spesso andiamo avanti attendendo albe di prosperità e lidi di vera gioia. A lui chiediamo come andare avanti, come superare le prove quotidiane che la vita ci pone; a lui, amico, maestro di vita e testimone di fede, chiediamo conforto; come San Rocco impariamo ad accettare le prove della vita, accettare il dono della sofferenza, della solitudine, della carità verso i fratelli più poveri; che come lui sappiamo attendere le promesse di Gesù.

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