I “pupi antimafia” Giovanni e Paolo a Villa Piccolo abbracciano adulti e bambini

di Maria Rosa Irrera
Domenica 4 agosto
 a Villa Piccolo (Capo d’Orlando), nell’ambito della rassegna “Le porte del Sacro – Artisti per Villa Piccolo”, si è svolto lo spettacolo I Pupi antimafia – storia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, offerto dalla Compagnia Marionettistica Popolare Siciliana di Angelo Sicilia.

Domenica 4 agosto a Villa Piccolo erano in scena Giovanni e Paolo: due uomini. Due uomini che facevano dell’impegno, la competenza e la passione, il loro pane quotidiano, uccisi prima dalla mafia (con tutto il suo “buon vicinato”), poi dalla retorica, che vorrebbe consegnarli alla Storia come personaggi, eroi… vorrebbe, cioè, allontanarli dal sapore e dal sorriso e dalla lacrima di ciò che è faticosamente umanamente possibile, per consegnarli al freddo e schiacciante paradiso degli eroi che tutti vagamente ammirano ma nessuno conosce, nessuno capisce…Vorrebbe ancora di più, dunque, allontanarli dai bambini, dai colori e dai giochi di un cielo, per così dire, “spensierato”, ma anche pronto ad accogliere e dare significato vero alle cose.

Forse per questo motivo, lo spettacolo dei pupi ci ricorda Giovanni e Paolo bambini alle prese col carico emotivo del dopoguerra e lo slancio vitale dei loro anni, nel confronto con un luogo, Palermo, che porta vistose ferite sociali e preserva il sogno racchiuso nelle sue bellezze artistiche… Sono convinta che tutti i bambini siciliani, in un modo o nell’altro, sentano queste ferite e questi sogni, e molti di loro (forse i piu’ fortunati), divenuti adulti, continuano a sbattere le ali tra ferite e sogni, e fanno di questo battito d’ali quasi un mestiere…

Anche narrare una storia significa, in fondo, “mettere ali” ai fatti: aprire possibilità di comprensione, significato e partecipazione; aprire, in definitiva, nuovi passaggi e corrispondenze tra le cose e dentro di noi…

Lo spettacolo dei pupi antimafia suggerisce, con garbo lirico e forza “epica” accesa d’umanità (senza le armature dei pupi tradizionali, della retorica e dell’ipocrisia) ali di consapevolezza civile per le tragedie della nostra terra, ali che fanno sì che non dobbiamo vedere, per l’ennesima sciagurata volta, Giovanni e Paolo “partire” per il carcere di un disabitato paradiso, ma possiamo sentire tutta la vitalità del loro esempio, tentare insieme tra cielo e terra i nostri voli, non folli, ma consapevoli; in un abbraccio tra vita e morte, memoria e speranza, destra e sinistra, infanzia ed età adulta, che ha in Villa Piccolo lo scenario più palpitante: più “nostro”.

La “terra vola” (cantava il cantastorie), la storia continua… nella rosa di Rita Atria (la rosa da lei desiderata per il proprio funerale), nelle righe… e nelle strade di tutti i bambini che c’erano ieri a Villa Piccolo.

fonte articolo Resapubblica

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