“Donne da favola”. Inaugurato a Lipari un progetto culturale contro il femminicidio

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Indagare ed approfondire le ragioni e le cause sociali ed antropologiche alla base del femminicidio, della discriminazione e di ogni altra forma di violenza che vede quali vittime designate le donne. E’ questo l’obiettivo che si propone il DAF, associazione culturale guidata da Giuseppe Ministeri, che da tempo lavora intorno ad un articolato progetto che si propone di raccontare il dramma di milioni di donne che ogni giorno, spesso tra le mura domestiche, subiscono violenza.

Un progetto che si propone di contribuire ad abbattere, almeno in parte, quell’assordante muro di silenzio che ammanta una tra le emergenze sociali più gravi ed allo stesso tempo delicate e che registra a ritmo frenetico nuovi drammatici episodi di violenza.

“Donne da Favola” è questo il nome di un’ampia e variegata piattaforma culturale attraverso la quale si intende mettere insieme teatro, musica, danza e narrativa per ribadire l’importanza del ruolo dell’arte, motore trainante per un’assemblea civile pubblica che diventi veicolo di comunicazione partecipata tra spettatori ed artisti. Si tratta di un primo importante passo che dovrà però inserirsi e legarsi nel contesto di un ampio dibattito culturale che, se sul piano nazionale ha visto poco più di un mese fa il nostro Paese ratificare la Convenzione di Istanbul, un primo strumento internazionale vincolante che ha creato un quadro normativo completo in grado di proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza, sul piano locale potrà svilupparsi ed organizzarsi di concerto con l’Amministrazione Comunale di Lipari attraverso la Rassegna “Eolie, Donne e Cultura”.

Una settimana di eventi, dibattiti, incontri, spettacoli frutto di una volontà, condivisa con l’Assessore alla Cultura Tiziana De Luca, di rendere omaggio alla figura femminile, non sottraendosi tuttavia all’impegno per la difesa della dignità della donna ed alla denuncia di quei comportamenti ed atteggiamenti umilianti e violenti, spesso vissuti in ambito familiare od amicale. I numeri della violenza parlano chiaro: secondo l’ultimo rapporto Eures-ANSA, ogni giorno in Italia viene colpita da atti di violenza di genere, fisica, verbale e psicologica una donna ogni 12 secondi. Numeri intorno ai quali il Daf si è interrogato, all’interno di una tavola rotonda sul femminicidio e sul disegno di legge per istituire una commissione bilaterale, nell’ambito di un primo incontro dedicato a “Donne e Abusi: un mondo di violenza da conoscere e combattere” nel corso del quale è intervenuto il Generale Luciano Garofano, ex comandante dei RIS di Parma ed autore de “I Labirinti del Male – Femminicidio, stalking e violenza sulle donne in Italia: che cosa sono, come difendersi”.

Ad apportare la propria esperienza giuridica in materia di violenza, due donne avvocato: Maria Giulia Albiero, vice presidente Daf e presidente dell’Osservatorio Nazionale del Diritto di Famiglia – sezione di Messina e Carmen Currò, presidente e fondatrice del Cedav – Centro Donne AntiViolenza di Messina. Giuriste che hanno delineato ed illustrato la situazione italiana sottolineando le grandi lacune ed il profondo ritardo del sistema normativo, la percezione superficiale che la società possiede del fenomeno e degli strumenti attualmente a disposizione.

L’incontro, all’insegna dell’arte e della riflessione, si è concluso con lo spettacolo “Sogno d’amore ubriaco – Studio su Otello” nella spettacolare cornice del sagrato della Chiesa dell’Addolorata del Castello di Lipari. Gli attori della compagnia teatrale Daf (Teatro dell’Esatta Fantasia) hanno raccontato una delle storie d’amore più celebri e tormentate, quella tra Otello e Desdemona, in un’originale drammaturgia che oppone una gioventù innamorata, impacciata, contraddittoria e avventuriera incarnata da Otello, Desdemona e Cassio, interpretati da Angelo Campolo, Federica De Cola e Tino Calabrò, alla duo Iago ed Emilia, interpretati da Annibale Pavone e Margherita Smedile, eterni secondi, cinici e rassegnati in una visione in cui la donna è vittima delle frustrazioni e della violenza maschile.

La compagnia di attori ha viaggiato insieme al pubblico verso una meta, un finale diverso, nuovo ed inaspettato, soffermandosi su “ciò che poteva essere” all’interno di una dimensione quasi spirituale ed allo stesso tempo tratteggiando un nuova chiave di lettura per riflettere e ripartire. Allo stesso modo riparte il lavoro e l’impegno dell’associazione, impegnata a portare avanti in maniera definita e strutturata il progetto Donne da Favola “nella convinzione che l’urgenza sia soprattutto quella di un cambiamento culturale che rinneghi la violenza ed ogni forma di prevaricazione, anche attraverso linguaggi diversi e forme artistiche in grado di coinvolgere pensiero e azione, intrattenimento e impegno”.

(Emma De Maria)

Fonte: tempostretto.it

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