Palermo. Lavoratori delle Province in piazza.Tredicimila dipendenti a rischio.

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Sono esasperati i lavoratori delle Province siciliane e delle partecipate che a settembre potrebbero perdere il posto di lavoro. Questa mattina centinaia di dipendenti sono scesi in piazza in un sit-in davanti l’assessorato alle  Autonomie locali e  Funzione Pubblica in viale Regione Siciliana a Palermo dove è in corso un tavolo di confronto sulla riforma.

A rischio non sono solo i posti di lavoro, circa 6500 in tutta la Sicilia ai quali bisogna aggiungerne altrettanti tra docenti e dipendenti delle partecipate,  ma anche i servizi erogati da questi enti  a partire da quelli scolastici. Licei linguistici provinciali, licei musicali, scuole per ottici e corallai potrebbero non riprendere le attività dopo l’estate se la riforma conseguente all’abolizione delle Province non verrà modificata.

Il rischio è che alle 9 province si sostituiscano 3 città metropolitana che assorbono il 50% del territorio e della popolazione e poi 16 o 17 liberi consorzi di piccole dimensioni che resterebbero schiacciati ed i cui cittadini pagherebbero prezzi elevatissimi per tutti i servizi. Secondo i sindacati bisogna evitare che il numero dei liberi consorzi di comuni superi quello delle attuali province. Una eccessiva frammentazione a fronte di tre grandi città metropolitane renderebbe impossibili le economie di scala.

Tra mancati trasferimenti dello Stato e tagli della Regione mancano 140 milioni per poter chiudere i bilanci. “Questo è un problema da risolvere – dichiarano Salvo Giannusa della Uil,Saverio Cipriano della Cgil e Salvatore Badami della Cisl –  perché, se certamente siamo favorevoli ai tagli dei costi della politica non accettiamo che le contraddizioni di mancate e tempestive soluzioni si scarichino sui lavoratori e sull’utenza”.

“Il governo deve dire subito cosa intende fare- hanno concluso i sindacati – e prospettare un’idea complessiva per le partecipate. Che l’idea che sta a base dell’abolizione delle province sia positiva non ci sono dubbi purché si istituiscano al più presto queste aree vaste di secondo livello cui decentrare funzioni oggi svolte dalla Regione – tra queste formazione, mercato del lavoro, agricoltura, turismo – e dare il compito di organizzare lo sviluppo del territorio e dei servizi”.

Fonte: http://palermo.blogsicilia.it

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