Le note di Finardi al “Capo d’Orlando Blues Festival” pensando a Villa Piccolo. L’INTERVISTA

di Chiara Lazzaro –
Incontriamo Eugenio Finardi (qui fotografato da Daniele Collovà) nel caldissimo pomeriggio di domenica 28 luglio; arrivato a Capo d’Orlando da neanche mezz’ora, per esibirsi in concerto alla XX edizione del “Capo d’Orlando Blues Festival“, in barba agli appuntamenti scanditi dalla fretta – incontri con i giornalisti, sound-check – il primo imprescindibile punto nella lista delle cose da fare era un tonificante bagno al mare, per risollevare e rilassare l’animo.

Dopodiché, ripresosi in tutta calma, dopo aver ordinato una granita alle mandorle con relativa brioche, il cantautore milanese si concede a noi di Resapubblica. Un nuovo importante ritorno per Eugenio Finardi a Capo d’Orlando, al “Capo d’Orlando Blues Festival”, per festeggiare l’importante traguardo delle XX edizioni della manifestazione.

Com’è tornare a Capo d’Orlando e tornare a cantare sul palco di un Festival che ha visto nascere e crescere?

«Sono molto contento di essere di nuovo a Capo d’Orlando e al Festival Blues. L’unica malinconia è che la manifestazione non si faccia più a Villa Piccolo che era un luogo che io ho tanto decantato ai miei musicisti come un posto meraviglioso. Ma, invece, suoniamo in Piazza, che sarà sicuramente bello, però, purtroppo viene a mancare quell’atmosfera intima e suggestiva che c’era a Villa Piccolo, che fra l’altro meglio si prestava come location per questo mio spettacolo».

Parole, ripetute poi anche all’inizio del concerto in piazza, suscitando uno scrosciante applauso fra il pubblico.

“Musica e Parole Tour”, è questo il nome del progetto che, lei – Finardi – ed i suoi musicisti state portando in giro per le città italiane. Un progetto in cui in un’atmosfera intima si racconta e, raccontandosi, ci riporta uno spaccato della storia della musica italiana e internazionale. Come nasce l’idea di questo progetto. C’era forse un bisogno di riavvicinarsi al pubblico con un contatto un po’ più spontaneo ed immediato?

«Si, in effetti, mi sono reso conto che la gente aveva una grande voglia di comunicare, di parlare, di ascoltare e di sentirsi dire delle cose. In questo periodo così incerto, così difficile, avere la possibilità di confrontarsi con un interlocutore che non sia lì a raccogliere voti e nemmeno consensi, – perché in fondo il consenso mi viene già dato dalla presenza delle persone -, mi permette di lasciarmi andare. Perché c’è molta voglia di sentire una persona che si confida, che testimonia un periodo».

Lei, Finardi, ha avuto la fortuna di vivere in un periodo, che forse è stato il migliore, nella storia della musica. Ha incontrato alcuni tra i più grandi artisti penso a Demetrio Stratos, penso a Fabrizio De Andrè, ma adesso cos’è rimasto? Nel panorama musicale italiano, c’è qualcuno, – che ovviamente non sarà un nuovo Stratos, né un nuovo Finardi, né tanto meno un nuovo De Andrè – che magari ha delle potenzialità ancora genuine?

«Ci sono, ci sono. Ma il problema è che in fondo i cantautori erano un’anomalia. Sono tuttora un’anomalia. Perché di gente capace a fare di tutto non ce n’è tanta, – c’è anche il detto “se la canta e se la suona”- ecco questo detto si può tranquillamente riferire ad un cantautore, che appunto “se la canta e se la suona”. Per un certo periodo di tempo, dunque, l’abbiamo fatto in maniera rilevante nella società italiana, ma in questo momento non credo che la gente abbia bisogno o voglia di sentire dei nuovi cantautori. Credo, piuttosto, che abbia voglia di sentire più gruppi rock, cantanti. In realtà, la normalità della musica sarebbe avere il cantante che sa cantare e quelli vengono dai reality, quindi li abbiamo, ma accanto a questi ci vogliono quelli che sanno scrivere: gli autori dei testi, gli autori della musica, i compositori, gli arrangiatori,i produttori.. »

In tanti anni di carriera all’emozione non ci si abitua mai, ma forse si impara un po’ a controllarla. C’è ancora, nonostante il tempo, nonostante i tanti concerti fatti, una canzone che quando appena comincia ad intonarla, magari anche accompagnato dal suo pubblico, la emoziona in maniera particolare?

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(Foto di Giuseppe Ciccia)

«È l’emozione che prova il pubblico che si riflette. L’altra sera ho suonato a Genova per un pubblico meraviglioso e alla finec’era una mamma con una bimba in braccio che mi ha chiesto di cantare “Favola”, – una ninna nanna che di solito in questi concerti non faccio -, ma me l’ha chiesta con tanta emozione che l’ho cantata. Mentre la cantavo, mi sono commosso, perché ho visto che la bambina cullata dalle braccia della sua mamma si accoccolava perché aveva riconosciuto la ninna nanna con la quale si addormentava. Ho visto un’emozione così grande negli occhi di questa donna che quasi non sono riuscito ad andare avanti a cantare, perché vedere che riesci a commuovere è un dono immenso».

Finardi, lei con la sua musica ha accompagnato e continua ad accompagnare generazioni e generazioni, dai giovani ai meno giovani, che continuano nel tempo a seguirla. Probabilmente la domanda che le sto per fare gliel’avranno già posta, ma è un arcano che deve essere svelato; L’uomo, di cui lei canta nell’omonima canzone, che sembra essere l’uomo perfetto, ideale, che tutte vorrebbero: esiste davvero o semplicemente ha voluto illudere con false speranze noi giovani ragazze romantiche?

«L’uomo ideale esiste se voi donne lo volete. È come Beatrice per Dante. Quell’uomo di cui canto è lo stesso uomo che 5 anni dopo russa, sta piazzato davanti al televisore ed è una palla al piede. È tutto negli occhi di chi guarda. Nessuno è nulla se non riflesso negli occhi di chi lo guarda. Se io vado anche solo in Francia e salgo su un palco con una chitarra probabilmente mi guarderebbero tutti come un cretino, non sano chi sono ovviamente. Ma se salgo su un palco italiano, la gente mi permette di esprimere il meglio di me perché sa chi sono, perché mi rispetta e mi apprezza. Ecco è un po’ così: quell’uomo esiste negli occhi della donna che lo ama, così come la donna ideale esiste negli occhi dell’uomo che la ama».

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E al termine del concerto, Alberto Samonà, per la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, ha voluto ringraziare Finardi per le parole che il cantautore, in apertura, ha speso in favore di Villa Piccolo (nella foto l’incontro): ancora una volta, pezzi di territorio che si saldano nel nome della cultura; realtà diverse che si stringono l’una attorno all’altra per affermare il diritto che le espressioni artistiche e culturali non siano trascurate, ma esaltate e valorizzate. Anche questo fuori programma è stato una piccola grande vittoria di questa edizione del “Capo d’Orlando Blues Festival” e dell’associazione “Cross road” presieduta da Nino Letizia, che l’ha organizzato.

fonte articolo ResaPubblica

 

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