Corpus domini, Papa a piedi in processione: “Non dobbiamo aver paura della solidarietà”

Il messaggio di Francesco: “Di fronte ai bisogni della gente, la Chiesa e la società non possono girare le spalle”. A capo scoperto, percorre il tragitto tra la basilica di San Giovanni a Santa Maria Maggiore.

Di fronte ai bisogni della gente, la Chiesa e la società non possono girare le spalle. Anche quando le risorse sono scarse, la “parola chiave” dettata dal Papa è “solidarietà”. Una soluzione che, però, secondo Bergoglio è malvista dal mondo. Francesco lo sottolinea nel giorno della festività del Corpus domini, che ha visto il pontefice celebrare messa davanti al Laterano e poi accompagnare la tradizionale processione lungo via Merulana fino alla basilica di Santa Maria Maggiore, tra due ali ininterrotte di folla. Un lungo corteo aperto dalla croce e alimentato dai gonfaloni delle confraternite e poi da diaconi, sacerdoti, fino ai cardinali, tutti con la candela in mano. Il Papa ha seguito a piedi l’ostensorio che invece viaggiava su un mezzo scoperto. Ha lasciato che sull’inginocchiatoio a bordo si disponesse un diacono e si è avviato indossando, secondo il rituale, il piviale e tenendo il capo scoperto.

È stato nel corso dell’omelia in piazza San Giovanni in Laterano che il Papa ha messo in guardia dalla tentazione che prende anche i cristiani di ignorare le necessità degli altri. Li si congeda, ha detto, “con un pietoso Dio t’aiuti o con un meno pietoso muy suerte”, buona fortuna. È stata anche “la soluzione dei discepoli” davanti alla necessità della folla: “ognuno pensi a se stesso”. E invece da Francesco arriva un richiamo a farsi carico dei bisogni altrui anche per coloro che, così come avvenne prima del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, con pragmatismo fanno appello “all’incapacità dei loro mezzi, alla povertà di quello che possono mettere a disposizione”.

Il discorso del Papa non contiene un richiamo diretto alle politiche mondiali di austerity, ma di fatto si aggancia a quanto affermato nella veglia di Pentecoste . Se infatti in quell’occasione Bergoglio si è detto convinto che la crisi attuale vada letta prima di tutto come “crisi dell’uomo”, ora sembra indicare una via d’uscita dalla congiuntura negativa mondiale non in una formula economica ma in un atteggiamento individuale e collettivo, quello della solidarietà appunto. Una scelta che però, puntualizza, è “malvista dallo spirito mondano”.

“Non dobbiamo avere paura”, insiste invece il Papa, di mettere “a disposizione di Dio quello che abbiamo, le nostre umili capacità, perché solo nella condivisione, nel dono, la nostra vita sarà feconda, porterà frutto”. Condivisione, in particolare, è il termine sul quale Francesco mette l’accento all’inizio dell’omelia, insieme ad altre due che sono sequela e comunione. Bergoglio sottolinea che la gente seguiva Gesù perché riconosceva in lui “l’autorità di chi è autentico e coerente, di chi parla e agisce con verità, di chi dona la speranza che viene da Dio”. Ma, aggiunge il Papa, “è il sacramento della comunione, che ci fa uscire dall’individualismo per vivere insieme la sequela, la fede in lui”. E dalla comunione, che costituisce la “solidarietà di Dio con l’uomo”, scaturisce la forza per “percorrere la sua strada, quella del servizio, della condivisione”.

Sequela, comunione e condivisione diventano così un nuovo tassello di una sorta di magistero delle tre parole portato avanti da papa Francesco. Con il pontefice argentino, infatti, ha fatto capolino l’usanza di indicare in apertura dei discorsi i tre termini focali. Prima di oggi era successo la domenica delle Palme con “gioia, croce, giovani”; il 5 maggio, davanti alle confraternite, con “evangelicità, ecclesialità, missionarietà”; nella messa di Pentecoste, con “novità, armonia, missione”, nella veglia del giorno prima con “Gesù, preghiera, testimonianza”; martedì 21 maggio, nella visita alla mensa dei poveri, con “casa, dono, Maria”.

da Repubblica

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