La ventunenne di Villafranca che morì nel 2006 al Policlinico dopo un parto cesareo: L’ omicidio colposo del caso Cortese. Condannati tre medici, due assolti (i medici Caterina Crisafi e Antonino Ardizzone)

S’è chiuso con tre condanne e due assoluzioni il processo di primo grado sul caso della ventunenne di Villafranca Tirrena Maria Luisa Cortese, che morì il 27 luglio 2006 al Policlinico, dopo aver dato alla luce una bimba, con parto cesareo. Nel primo pomeriggio di ieri è stato il giudice monocratico Maria Militello a leggere la sentenza, dopo una lunga camera di consiglio, per un caso che all’epoca fu molto seguito e che vedeva coinvolti diversi medici del Policlinico e il suo ginecologo di fiducia. Secondo l’impostazione accusatoria sarebbero responsabili della morte della donna sia i ginecologi, che avrebbero deciso il ricovero e il parto cesareo nonostante non fosse urgente, ma anche i medici chirurghi e gli anestesisti, che non avrebbero interrotto le manovre pur in presenza di chiare complicanze. Le condanne inflitte riguardano, per l’accusa di omicidio colposo, i medici Narciso Carlo Stella (un anno, pena sospesa), Rossana Panasiti (un anno e sei mesi, con revoca della sospensione della pena in relazione anche ad una precedente condanna divenuta irrevocabile) e per l’accusa di aver ritardato l’estrazione dei dati contenuti nell’apparecchio per l’anestesia il dott. Epifanio Mondello (un anno, pena sospesa). Assoluzioni totali hanno registrato invece, i medici Caterina Crisafi (per omicidio colposo con la formula «perché il fatto non costituisce reato) e Antonino Ardizzone (per omicidio colposo con la formula «per non avere commesso il fatto»). Un’assoluzione parziale dall’accusa di falso in cartella clinica ha registrato il dott. Carlo Stella (con la formula «per non aver commesso il fatto»). I ruoli ricoperti nella vicenda sono differenti. Il capo dell’equipe medica, nonché primario della clinica Ostetrica del Policlinico, era Narciso Carlo Stella, poi ci sono le anestesiste Rossana Panasiti e Caterina Crisafi, e il ginecologo di fiducia della puerpera Antonino Ardizzone. Solo di favoreggiamento era invece chiamato a rispondere Epifanio Mondello che secondo l’accusa iniziale volontariamente avrebbe provocato la perdita dei dati della macchina per l’inalazione dell’anestetico, per coprire le responsabilità delle colleghe. Il giudice Militello ha inoltre condannato in solido Panasiti, Carlo Stella, Mondello e il Policlinico come responsabile civile al pagamento di una “provvisionale” a favore di alcune delle parti civili: di centomila euro per uno dei familiari, e di cinquantamila euro per altri due familiari, mentre ha rigettato le richieste di provvisionale per un altro familiare e per il Policlinico. Il risarcimento globale in sede civile, che si definirà nel corso di un altro procedimento, è stato accordato dal giudice sia ai familiari sia al Policlinico a carico di Panasiti, Carlo Stella, Mondello e per il Policlinico. Il collegio di difesa è stato composto dagli avvocati Giuseppe Liuzzo, Valter Militi, Giuseppe Carrabba, Enzo Grosso, Fabrizio Formica e Franco Restuccia; l’avvocato Alessandro Mirabile ha rappresentato il Policlinico mentre gli avvocati Antonino Lo Presti e Andrea Borzì hanno assistito in questa lunga vicenda processuale i familiari della Cortese, costituiti parte civile nel procedimento. All’udienza scorsa, l’8 aprile, s’era registrata la requisitoria nel vice procuratore Vittorio Lo Giudice. Il pm aveva chiesto l’assoluzione per i medici Narciso Carlo Stella e Antonino Ardizzone dall’accusa di omicidio colposo «per non avere commesso il fatto»; la condanna per il dott. Carlo Stella per il reato di falso in cartella clinica a un anno e 4 mesi; la condanna per l’anestesista Rossana Panasiti a un anno e 6 mesi, sostanzialmente per l’esecuzione in prima battuta di una anestesia spinale e per la conversione in generale pur sapendo che la Cortese era un soggetto allergico; la condanna per la dott. Caterina Crisafi a un anno e 6 mesi, poiché pur essendo intervenuta dopo l’effettuazione dell’anestesia generale, avrebbe sollecitato in ritardo l’intervento del fibrobroncoscopista, essendosi accorta che il tubo era stato inserito in esofago anziché in trachea; la condanna per il dott. Epifanio Mondello a un anno e 4 mesi, poiché secondo l’accusa iniziale avrebbe ritardato l’estrazione dei dati contenuti nell’apparecchio per anestesia. È singolare che per il dott. Carlo Stella s’è registrato in sentenza l’esatto contrario di quanto aveva richiesto l’accusa. NUCCIO ANSELMO – GDS

fonte articolo: Stampa Libera

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