LA MORTE DI ATTILIO MANCA: Il dolore di una Madre

Sono poco più delle 9 del mattino, mi squilla il telefono, è Angela Manca, madre di Attilio Manca, il medico urologo “suicidato dalla mafia”, il 12 febbraio 2004. Angela è triste, il dolore l’assale, si sente un pugnale dentro il petto, parliamo e mi chiede il perché si è creato tanto silenzio attorno al caso del figlio, troppo silenzio…quasi da non ricordare più che ancora il caso non è chiuso. Il 15 ottobre 2012, si è tenuta l’ennesima udienza dove la Procura di Viterbo ha chiesto per la quarta volta, l’archiviazione. L’avv. Fabio Repici, legale della famiglia, come le tre volte precedenti si è opposto. Mi chiedo dov’è in questo momento la giustizia, se arriverà giustizia, dice Angela. Ma perché dopo 9 anni ancora tanto silenzio e voglia di chiudere il caso? Perché nessuno cerca? Io ne sono sicura che se cercano bene, troveranno qualcosa. Insistono a voler chiudere il caso, ma sanno bene che chiudendolo, noi familiari non finiremo mai di cercare la verità, perché la verità arriverà prima o poi. L’avv. Repici, il 17 giugno del 2009, dichiara a Radio24, che le indagini sul caso, svolte dalla procura di Viterbo, non sono state approfondite, lacunose, riferendosi al controllo delle telefonate ed alle indagini vere e proprie, continua dicendo: la procura ha trascurato il ruolo del cugino della vittima Ugo Manca, con precedenti penali, legati alla criminalità organizzata. Di conseguenza a questa dichiarazione, la procura di Viterbo ha riaperto le indagini. Chi ha ucciso Attilio facendolo passare per un drogato? Dall’esame autoptico viene fuori che Attilio non aveva altri segni di iniezioni precedenti. Gli unici due buchi sono sul braccio sinistro, ma Attilio era mancino dalla nascita, dalle varie testimonianze documentate, chi conosceva Attilio sa bene che Attilio non era ne un drogato, ne un uomo che voleva farla finita, con questa vita che gli aveva dato tanto. Ad oggi non esiste data di udienza…!!! Il GIP Salvatore Fanti, deve sciogliere la riserva se archiviare, disporre un supplemento di indagini oppure rinviare a giudizio (le tre scelte del Gip) con provvedimento scritto. Le ragioni di questo silenzio posso essere tante, ma di sicuro non c’è da parte della nostra Giustizia Italiana ne voglia, ne tempo di dare finalmente, non una verità, ma “la verità” a questa Madre. di Monica Capodici – antimafiaduemila.com

fonte articolo: Stampa Libera

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