I CLAMOROSI VERBALI INEDITI DEL NUOVO PENTITO DI MAFIA BARCELLONESE SALVATORE CAMPISI, UN FIUME IN PIENA. «Nel maggio del 2011 a Soverato, dissi a mio padre dell’ intenzione di essere il referente su Terme»

Salvatore CampisiDa Enricodigiacomo/stampalibera.it –  Le estorsioni a Natale, Pasqua e Ferragosto. I pesi e i contrappesi della famiglia mafiosa barcellonese con le sue varie diramazioni criminali. Le accuse perfino al padre Agostino di cui prese il posto nelle gerarchie di comando. Gli affari e le tangenti della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. Il mantenimento dei mafiosi in carcere. L’ingordigia economica dei Barcellonesi. I vertici palermitani con i boss Lo Piccolo per designare il nuovo “rappresentante” in Tindaro Calabrese. La spiegazione di termini come “sotterrare” o “ buttare a terra”.E poi la sua rapida ascesa come boss di Terme Vigliatore a soli 28 anni, visto capi e gregari erano finiti tutti in galera. La scelta di Salvatore Campisi, “il boss ragazzino”, di collaborare con la giustizia è una cesura netta col suo passato che promette indubbiamente risvolti veramente clamorosi. E il segno si coglie nei verbali depositati nei giorni scorsi dal sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera al processo d’appello per l’operazione “Vivaio”, ovvero le infiltrazioni mafiose di un decennio nel business molto redditizio delle discariche nella nostra provincia. Dichiarazioni che promettono di sovvertire le risultanze dello stesso processo, con le novità che s’insinuano in secondo grado rispetto al quadro accusatorio già consolidato del primo. I nuovi verbali inediti seppure pieni zeppi di “omissis” e legati solo alla “Vivaio” sono già densi di nomi e cognomi. E quelli già depositati sono ben nove rilasciati in un arco di tempo che va dal luglio del 2102 e si spinge fino al febbraio di quest’anno. Nel carcere di Bicocca il neo pentito è stato sentito a più riprese dal procuratore capo Guido Lo Forte e dai sostituti della Dda Giuseppe Verzera, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, insieme ad alcuni investigatori di punta del Ros dei carabinieri. E ha raccontato molto. Campisi, figlio del vecchio affiliato Agostino, ha raccontato per esempio di aver “governato” il gruppo di ragazzi finito in carcere con l’operazione “Mustra”: «… questo gruppo, composto da ragazzi giovani, ha iniziato ad operare “nell’ombra”, senza dare troppo nell’occhio. Ribadisco che il capo sono io mentre “secondi” sono Maio Carmelo e Foti Salvatore, figlio di Foti Carmelo Vito; costoro prendevano le decisioni del gruppo in mia assenza, ma in ogni caso si devono rivolgere a me per le decisioni finali. La mia qualità di capo di questo gruppo di ragazzi deriva dal fato che io sono rispettato nell’ambiente ed, inoltre, sono il figlio di Campisi Agostino ed il figlioccio di Siracusa Nunziato». Ma Campisi ha detto anche tutto sulla sua “zona”, ovvero Terme Vigliatore, quello che un tempo fu il regno del boss Pino Chiofalo nella sua sanguinosa e cruentissima lotta per il potere con la famiglia barcellonese, eravamo tra gli anni ’80 e ’90: «…Siracusa Nunziato – ha raccontato Campisi -, sino a quando non è stato arrestato, è stato il responsabile di Terme Vigliatore anche se era sempre collegato al gruppo dei “vecchi”. Siracusa è stato arrestato nel 2004-2005, dopo un periodo di latitanza; se non ricordo male, l’arresto è scaturito per una pena definitiva ma non rammento per quale operazione. Sino a quella data siracusa è stato il responsabile di Terme». E lui, Campisi, era «… come un figlio per Siracusa Nunziato, inteso “U cuccu”; posso dire che mi ha cresciuto e tutto quello che io so su di lui l’ho saputo perché me lo ha detto lui di persona. Dopo l’arresto di Siracusa Nunziato, il posto di responsabile su Terme Vigliatore è stato assunto da mio padre Campisi Agostino. Fu fatto responsabile per la zona di Terme Vigliatore con il consenso dei “vecchi”. Quando Siracusa era in carcere, era mio padre che provvedeva al suo sostentamento. Preciso che quando una persona viene arrestata viene “sotterrata”, nel senso che perde il controllo del territorio; tale soggetto viene comunque mantenuto in carcere dagli altri soggetti dell’organizzazione». Ed ecco come Campisi racconta il “passaggio di testimone”: «… nel maggio del 2011 sono andato a trovare mio padre a Soverato, gli ho ribadito la mia intenzione di essere il referente su Terme e lui mi disse di stare attento, che non era d’accordo ma che non poteva fare altro che accettare, visto che ne avevo parlato già con il mio padrino Siracusa Nunziato», che dal canto suo a Rapallo nel 2011 gli spiegò come comportarsi: «… mi ribadì di stare attento, di colpire dal punto di vista estorsivo quei soggetti che mi potevano garantire maggiori introiti… e mi raccomandò in ogni caso che io ed il mio gruppo non dovevamo “superare” il ponte di Terme Vigliatore altrimenti mi avrebbero “buttato a terra”. Siracusa mi avvertì anche che, come io non dovevo superare il ponte di Terme Vigliatore e quindi rispettare le competenze territoriali dei barcellonesi, così costoro dovevano rispettare la sfera di competenza del mio gruppo. Dunque, se un barcellonese fosse entrato nel territorio di Terme ed avesse preteso dei soldi a titolo estorsivo senza il mio consenso, io avrei dovuto “buttarlo a terra” così dimostrando di avere carattere e di non essere un soggetto che cedeva alle loro pretese “anche perché i soldi li volevano sempre loro”. Siracusa mi ribadì che quando noi di Terme prendevamo dei soldi a titolo di estorsione sul nostro territorio, facevamo un “regalo” ai barcellonesi, ma il resto lo tenevamo noi». NUCCIO ANSELMO – GAZZETTA DEL SUD DEL 26-03-13

IL RETROSCENA – 
Quando il prof. Giambò si offrì in carcere di scrivere la sua difesa.

Un professore universitario e sindaco di Mazzarrà S. Andrea, Sebastiano “Nello” Giambò, già condannato in primo grado per l’operazione antimafia “Vivaio”, sulle infiltrazioni mafiose nella gestione delle discariche tirreniche, che si offre in carcere durante un periodo di co-detenzione di scrivere nero su bianco la “difesa” dopo il suo arresto. È questo uno dei clamorosi retroscena inediti raccontati nei nuovi verbali depositati dal sostituto della Dda al processo “Vivaio”. Ecco infatti come racconta la sua conoscenza con il prof. Giambò il pentito Salvatore Campisi nei verbali: «… Ho conosciuto nell’anno 2012 in carcere Giambò Sebastiano già sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea, presidente della Tirreno Ambiente e docente universitario a Messina. Giambò mi disse in carcere che aveva favorito molto i mazzarroti e, segnatamente, Bisognano Carmelo e Calabrese Tindaro facendo loro avere numerosi lavori pubblici. Anche Carmelo Perrone, Angelo Bucalo e Giuseppe Reale, i primi due del gruppo dei mazzarroti il terzo appartenente al mio per come già detto sono entrati nei lavori della discarica grazie al prof. Sebastiano Giambò». «Con Sebastiano Giambò – prosegue il pentito -, avevo un rapporto di grande fiducia ecco perché egli mi faceva queste confidenze. Ricordo che un giorno, durante l’ora d’aria, lo stesso mi fece chiaramente capire che del “pizzo” relativo ai lavori della discarica di Mazzarrà se ne occupava lui. Quando gli dissi che dopo la morte di Ignazio Artino il “ pizzo” per la discarica non veniva più pagato il Giambò tentennò con la testa facendomi così capire che invece le cose andavano diversamente e quindi qualche esponente dell’organizzazione, in specie secondo la mia facile deduzione, Carmelo Giambò, che già si occupava della riscossione del “pizzo” in quella zona, tratteneva per sé le relative somme». «A riprova del rapporto di confidenza che mi legava al prof. Giambò – racconta ancora Campisi -, posso dire che lo stesso, dopo che io gli spiegai nei dettagli le incongruenze dell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Mustra” si offrì spontaneamente a scrivermi un’articolata difesa da utilizzare nel processo. È evidente che al Giambò dicevo cose false, e cioé, che non si faceva, ad esempio, riferimento alle estorsioni nelle conversazioni in carcere intercettate perché all’epoca non ero collaboratore e dovevo difendermi negando tutto. Sono in possesso dei fogli manoscritti – conclude Campisi -, dal Giambò di cui ho detto».

DAI VERBALI –
Il boss dei Mazzarroti indicato ai Lo Piccolo da Rao con il consenso del gruppo Santapaola quale referente di Barcellona. «Alle elezioni mio padre e Calabrese appoggiarono la sorella di Presti».

C’è tanto altro nei verbali di Campisi: candidati che vengono “sostenuti” dalla mafia e non riescono a centrare l’obiettivo per pochi voti, il ruolo sempre crescente del novarese Tindaro Calabrese con l’appoggio dei boss palermitani Salvatore e Sandro Lo Piccolo dopo l’arresto del boss dei Mazzarroti Carmelo Bisognano, la vicenda del “barone” Michele Rotella, la storia di suo padre Agostino. Ecco un passaggio su Calabrese: «… Calabrese Tindaro dopo l’arresto di Bisognano Carmelo è diventato il reggente di Mazzarrà Sant’Andrea. Quando mio padre Campisi Agostino era in stato di libertà, e cioè dal 2003, anno dell’arresto di Carmelo Bisognano, sino al 2007 quando venne arrestato il 21 febbraio gestivano insieme le estorsioni della zona di Mazzarrà Sant’Andrea, Terme Vigliatore, Tonnarella sino a Patti». Sempre su Calabrese: «… La riunione a Palermo con i Lo Piccolo di cui ho parlato in precedenti verbali l’ho appresa da mio padre il quale sebbene non vi avesse partecipato mi ha riferito che in quell ’occasione si decise che Calabrese Tindaro era stato indicato ai Lo Piccolo da Gianni Rao di Barcellona con il consenso del gruppo Santapaola quale referente per “cosa nostra” della famiglia Santapaola nell’area di Barcellona. La motivazione di questo incarico era determinata dal fatto che Calabrese Tindaro, tramite Bisognano Carmelo, aveva ottimi rapporti con i catanesi. Questa riunione avvenne nell’anno 2006. Preciso che il Calabrese era presente alla riunione e venne accompagnato a Palermo da Trifirò Carmelo Salvatore, per come mi disse mio padre Campisi Agostino. In quell’occasione i Lo Piccolo accettarono il ruolo di cui ho detto sopra». Ecco poi l’aiuto alla candidata: «Se non ricordo male nell’anno 2005 o 2006 in occasione delle elezioni al Comune di Terme Vigliatore mio padre e Calabrese Tindaro appoggiarono la candidatura della sorella di Rosario Presti, un imprenditore di Terme Vigliatore del quale ho già detto di essere stato sottoposto ad estorsione. Per l’appoggio elettorale il Presti pagò circa 5.000 euro a mio padre Campisi Agostino che questi divise con Tindaro Calabrese. La sorella del Presti, che era candidata alla carica di consigliere comunale, non fu eletta in quella consultazione per pochi voti. Nelle successive elezioni, mi sembra degli anni 2008-2009, il Presti pagò me per appoggiare la sorella corrispondendomi la somma di euro 2.000. Del sostegno a questa donna ne parlai con Zamir Dacaj al quale chiesi di raccogliere i voti dandogli 500 euro come anticipo con l’impegno che gliene avrei corrisposti altri 500 se la Presti fosse stata eletta. Anche in questa occasione la sorella dell’ imprenditore Presti non fu eletta per soli 10 voti». Ecco il passaggio su suo padre: «… Mio padre Campisi Agostino dopo l’arresto di Nunzio Siracusa divenne il responsabile di Terme Vigliatore e a tal proposito ricordo che fu proprio Giovanni Rao a dar lo “sta bene” a mio padre affinché ricoprisse questo incarico andandolo a trovare nel deposito di San Biagio, contrada Franchina, ove avevamo il deposito dei mezzi. Prima dell’arresto del Siracusa Nunziato e a partire dal 1998 mio padre era uomo di fiducia del predetto Siracusa occupandosi di estorsioni. Per il resto sul conto di Campisi Agostino ho ampiamente fatto dichiarazioni nei precedenti verbali». Ecco invece il passaggio su Rotella: «… Conosco Rotella Michele per avere lavorato con i miei mezzi nella cava di Messina; in precedenza, sempre nella medesima cava, lavorava mio padre Campisi Agostino. Il rapporto con il Rotella era conseguenza dello stretto legame che questi aveva con Carmelo Bisognano. Anche se Rotella pagava il “pizzo” all’organizzazione, pur non essendo organicamente inserito in essa tuttavia usufruisce dei benefici della predetta organizzazione nel senso che da questa ottiene tutti i lavori che si effettuano nella zona di Mazzarrà, Terme Vigliatore, Patti. Michele Rotella, in sostanza, beneficiava del rapporto con Bisognano per ottenere il monopolio della fornitura del calcestruzzo nei territorio di cui sopra, al pari di ciò che avveniva nel barcellonese con Rao Giovanni. Dopo l’arresto di Bisognano Carmelo questo rapporto di continuità proseguì tra il Rotella, mio padre Campisi Agostino e Calabrese Tindaro». NUCCIO ANSELMO – GDS

 

CHI E’ –
Salvatore Campisi compirà 28 anni il 30 marzo prossimo. Il “boss ragazzino”, già condannato in abbreviato per l’ operazione antimafia “Vivaio”, è stato arrestato nell’ambito dell’ operazione “Mustra” nell’ aprile del 2012, in pratica un’ indagine sulle nuove leve mafiose del comprensorio tirrenico che si erano organizzate approfittiando del fatto che “i vecchi ” barcellonesi erano tutti finiti in carcere per le fondamentali operazioni antimafia degli ultimi anni “Gotha” e “Pozzo”. La “Mustra” per altro verso ha evidenziato come sia stato determinante il ruolo di giovani commercianti e imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare le richieste di “pizzo”, e anche il ruolo di altri imprenditori della vecchia generazione, evidentemente abituati a pagare gli estortori. Campisi è figlio di Agostino, uomo della “vecchia guardia” barcellonese, indicato anche come “reggente” del gruppo mafioso di Terme Vigliatore. Salvatore Campisi come lui stesso ha dichiarato nei verbali ha gestito negli ultimi anni le estorsioni presentandosi come esponente della famiglia mafiosa dei Barcellonesi, ed è stato fotografato dai carabinieri del Ros durante le indagini della “Mustra” proprio mentre intascava una “mazzetta”.

fonte articolo:logo enricodigiacomo.org

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