A MIRTO LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME “ISULA DI LU SULI E DI LU MARI” DEL POETA GIUSEPPE LI VOTI

PRESENTAZIONE DEL VOLUME “ISULA DI LU SULI E DI LU MARI” DEL POETA GIUSEPPE LI VOTIMirto –  Sabato 9 Febbraio 2013 alle ore 17,30, nella Sala delle Capriate del Palazzo Cupane di Mirto, la casa editrice ARMENIO EDITORE presenterà il volume ISULA DI LU SULI E DI LU MARI “Poesie in Madrelingua Siciliana” del poeta Prof. Giuseppe Li Voti. L’incontro sarà anche occasione per ricordare l’autore Giuseppe Li Voti, da pochi mesi inaspettatamente venuto a mancare.

Interverranno l’editore Antonino Armenio, Salvatore Mangione, docente di Storia e Filosofia; Mimmo Mollica, autore della prefazione; Giuseppe Lanuto, Presidente Archeoclub Nebrodi e Fonso Genchi della Libera Pluriuniversità Palermitana.

L’incontro sarà moderato da Francesca Pietropaolo, Vicepresidente dell’Associazione “Recitando e Parolando” di Capo d’Orlando.

Isula di lu suli e di lu mari

di Giuseppe Li Voti. Presento questo mio modesto lavoro, dicendo che oggi non è facile scrivere in lingua siciliana perché non abbiamo un vocabolario ed una grammatica che abbiano il crisma dell’ufficialità da parte della nostra Regione Siciliana, come è avvenuto per la Sardegna. Sicché ho attinto alla grammatica del Pitrè, del Camilleri e del Lumìa, e ai vocabolari del Mortillaro, del Traina, del Camilleri e di altri che, per fortuna, si trovano ancora in commercio […]. La nostra lingua corre il rischio, se non verrà insegnata nelle scuole, di essere dimenticata con il passar del tempo, e quindi di estinguersi, in quanto non saremo in grado di poter raccogliere l’eredità dei nostri poeti e scrittori del passato. Ciò potrebbe accadere anche per quanto riguarda il dialetto ed il vernacolo poiché nella stragrande maggioranza delle nostre famiglie oggi si parla la lingua italiana. Occorre, quindi, ricordare che lingua, dialetto e vernacolo costituiscono l’identità di ogni popolo perché in essi affonda le proprie radici. Le origini della lingua siciliana risalgono ad epoca remota a.C. ed è una lingua stratificata in quanto frutto delle varie conquiste da parte di popoli stranieri, quali Greci, Arabi, Latini. Romani, Francesi ed altri ancora, e proprio da questi abbiamo appreso tutto quanto abbiamo riconosciuto essere più utile all’arricchimento delle nostre originarie fondamenta. Inoltre non va dimenticato che per oltre due secoli la nostra lingua è stata lingua nazionale e che durante il regno di Federico II di Svevia si diffuse in Calabria, in Puglia, nel Cilento e nel Salento, dove ancora viene parlata. Non v’è dubbio che, come diceva il filosofo greco Eraclito nel IV secolo a.c., tutto scorre, tutto cambia, “panta rei” e che di conseguenza oggi nella lingua siciliana molti vocaboli sono andati in disuso e, la lingua veicolare, ad esempio, non è più il latino ma l’inglese. Ma se da una parte è inevitabile seguire il progresso per non rimanere indietro e camminare di pari passo con la società nella quale viviamo, dall’altra bisogna rendersi conto che non si devono dimenticare le proprie origini, la propria storia, che rappresentano la propria identità, le proprie radici […]. Quel che mi conforta è l’avere appreso che, l’Assemblea Siciliana, ha approvato la Legge regionale n. 9 del 31 Maggio 2011 che si compone di quattro articoli relativi alla promozione, valorizzazione ed insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano, nelle scuole di ogni ordine e grado. Ma questo naturalmente non basta, per prima cosa occorre che la Regione organizzi dei corsi di preparazione per gli insegnanti, in quanto sono pochi quelli che saranno in grado di poter adempiere a detto compito non sapendo né leggere e né scrivere la nostra lingua così come si conviene. Inoltre occorre che si adoperi un unico vocaboliario e un’unica grammatica, riconosciuti e approvati dalla Regione Sicilia, per poter essere adottati nelle scuole e da quanti intendono scrivere in lingua siciliana. Se non ci si adopera in questo senso è chiaro che nelle scuole verrà a verificarsi una vera “Torre di Babele”. Asseriamo questo con esperienza e cognizione di causa. Nel frattempo io continuo a scrivere, come ho sempre fatto, e anche se è stato un piacere vedere come il mio lavoro sia stato più volte apprezzato in varie occasioni, ciò che più mi ha gratificato è stato l’aver acquisito sempre più la padronanza della lingua siciliana permettendomi di entrare sempre più nella mia lingua, conoscerne l’anima e sentire di appartenerle. Ritornando al mio lavoro concludo dicendo che si tratta di poesie scritte nel corso degli anni, ispirate da fatti realmente accaduti e vissuti, quali possono essere stati quelli della vita politica e sociale locale, dagli affetti familiari, dal mondo femminile, dalla scuola, considerata la mia carriera di insegnante, e da quant’altro è stato fonte per me di pensiero e riflessione, convinto che, così come la musica è l’arte e l’armonia dei suoni, la poesia, per un poeta è l’arte e l’armonia dei versi che sgorgano dal profondo dell’animo. Pippo Li Voti

 

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