Patti Teatro Greco di Tindari ≈ Il potere della parola: Vincenzo Pirrotta e “La ballata delle balàte”

“La ballata delle balàte” Tindari Festival 25 Agosto 2012

La “balàta” in siciliano è la lastra di pietra o di marmo che chiude l’ingresso di una tomba. E’ sulla “balàta” che in genere sta scritto il nome del defunto.

Trama: Un latitante mafioso nel suo covo professa la parola di Dio e mette in pratica la parola della mafia. Nel giorno del Venerdì Santo ripercorre la sua vita solitaria e brutale, recitando il rosario dove i misteri dolorosi sono quelli della passione di Cristo, mentre i misteri gioiosi sono un barbaro elenco delle vittime di mafia.

“Cosa spinge un uomo a vivere da solo, in condizioni umilissime, nonostante la grande ricchezza che può avere accumulato in anni di malavita? Il fascino della mafia è tale da far scegliere ai giovani di farne parte? Nei covi dei latitanti sono sempre stati trovati bibbie e altarini, immagini di santi, e pizzini dove si citavano passi dei vangeli, come riescono i mafiosi a far convivere ordini di morte e prediche d’amore?”. Vincenzo Pirrotta

Recensione:

Lo spettacolo propone una profonda riflessione sulla mafia e la sua devozione religiosa. La messa in scena è caratterizzata dalla dualità tra sacro e profano, che tocca l’apice nell’adorazione dell’ostensorio contenente il pizzino, ordine di mafia. Elementi discordanti tra essi convivono nella mente del latitante, come il sangue di Cristo e quello delle vittime della mafia. La scenografia è essenziale, enfatizzata da un gioco di luci ed ombre che mettono in evidenza come il covo si trasformi per il mafioso in una sorta di luogo di culto, composto da ceri, un tavolo e due sedie, in cui recita un rosario indossando una corona di spine ed un cappio al collo. Lo stile drammatico che caratterizza l’autorialità di Pirrotta si ritrova anche in questo spettacolo, costituito da un’intensa interpretazione che scandisce il passaggio da una scena all’altra: la recita del rosario, la rievocazione della processione del Venerdì Santo, la lettera della moglie, il pizzino, il soliloquio.

Il testo è interamente in siciliano: una determinata scelta linguista che con la sua naturale capacità espressiva rafforza la caratterizzazione del personaggio. Il tutto sostenuto ed accompagnato dalle percussioni suonate dal vivo dal virtuoso Giovanni Parrinello. Uno spettacolo di grande impatto sul pubblico, per la sua capacità d’analisi sui rapporti che intersecano la mafia con la politica e la religiosità. Pirrotta riesce a trasmettere con grande trasporto e senza retorica la forma mentisdi un mafioso nel momento in cui compie un bilancio della sua vita, composta da solitudine e ferocia.

(Laura Spitali)

http://www.teatroteatro.it

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